Divorzio in Italia: i presupposti, le vie procedurali e i tempi del divorzio breve

Il divorzio pone fine in modo definitivo agli effetti civili del matrimonio. A differenza della separazione, che sospende la convivenza della coppia mentre il vincolo resta in essere, il divorzio è il procedimento che lo scioglie effettivamente, dopo il quale entrambi i coniugi sono liberi di risposarsi.
Questa pagina spiega come si arriva effettivamente al divorzio in Italia: il presupposto utilizzato nella quasi totalità dei casi, i tempi di attesa dopo la riforma del divorzio breve, le tre vie procedurali, e la più recente possibilità di richiedere insieme separazione e divorzio.
Informazioni verificate il 21 luglio 2026. Questa pagina fornisce informazioni legali di carattere generale e non costituisce consulenza legale per una situazione individuale.
I presupposti legali del divorzio
L'art. 3 della L. 898/1970 (la legge del 1970 che ha introdotto per la prima volta il divorzio in Italia) elenca i presupposti in base ai quali il tribunale può sciogliere il matrimonio. Alcuni di essi sono legati a condotte specifiche e comparativamente rari nella pratica: talune condanne penali gravi a carico dell'altro coniuge, un divorzio o un nuovo matrimonio ottenuto all'estero dal coniuge straniero, la mancata consumazione del matrimonio, e una sentenza che riconosce un mutamento di sesso.
Il presupposto utilizzato nella grande maggioranza dei divorzi italiani è invece un altro: il fatto che la separazione della coppia sia già durata per il periodo previsto dalla legge. Raggiungere questo termine non richiede a nessuno dei due coniugi di provare colpe o torti dell'altro; è sufficiente che la separazione, consensuale o giudiziale, sia durata abbastanza a lungo, ed è qui che la riforma del divorzio breve, trattata di seguito, assume il rilievo maggiore.
Il divorzio breve: i tempi di attesa dal 2015
Prima del 2015, la coppia doveva restare separata per tre anni prima che uno dei coniugi potesse chiedere il divorzio. La L. 55/2015, in vigore dal 26 maggio 2015, ha ridotto sostanzialmente questo periodo: dodici mesi se la separazione è giudiziale, oppure sei mesi se la separazione è consensuale. Entrambi i periodi si calcolano dalla prima comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale nel procedimento di separazione, non dalla data in cui la separazione viene definitivamente pronunciata.
Questa distinzione ha un rilievo pratico concreto. Una coppia che si separa in modo contenzioso e solo in seguito raggiunge un accordo non ottiene il termine più breve di sei mesi per il solo fatto che la causa si concluda con un'intesa; la norma disciplina espressamente questa ipotesi e continua comunque a far decorrere il termine dalla data della comparizione originaria, indipendentemente da come la causa si risolva in seguito.
Le tre vie per ottenere il divorzio
Il divorzio si perfeziona attraverso le stesse tre vie procedurali disponibili per la separazione, descritte in dettaglio nella nostra pagina sulla separazione:
Il tribunale, per un procedimento contenzioso oppure per uno consensuale che la coppia sceglie di formalizzare attraverso il giudice.
La negoziazione assistita, ai sensi dell'art. 6 del D.L. 132/2014, con un avvocato per ciascun coniuge, disponibile anche in presenza di figli minori, di figli maggiorenni portatori di handicap grave o comunque non autosufficienti, subordinata al controllo del procuratore della Repubblica.
Il Comune, con una dichiarazione congiunta davanti all'Ufficiale di Stato Civile ai sensi dell'art. 12 dello stesso decreto, disponibile solo in assenza di figli minori, di figli maggiorenni portatori di handicap grave o comunque non autosufficienti, e senza beni da trasferire tra i coniugi.
Chiedere insieme separazione e divorzio: la riforma Cartabia
La riforma del processo civile del 2022 (D.Lgs. 149/2022, parte della più ampia riforma Cartabia, applicabile ai procedimenti instaurati dal 28 febbraio 2023) ha introdotto nel codice di procedura civile l'art. 473-bis.49. La norma consente al coniuge che propone una separazione giudiziale di includere, nello stesso ricorso, una domanda di scioglimento del matrimonio, evitando così di dover instaurare un secondo procedimento di divorzio separato una volta decorso il periodo di separazione.
La norma è esplicita quanto alla sequenza: la domanda di divorzio si affianca proceduralmente alla domanda di separazione, ma viene effettivamente esaminata solo dopo che la separazione è stata pronunciata e il periodo di attesa richiesto (dodici o sei mesi, come sopra) è interamente trascorso. Non abbrevia l'attesa sostanziale; consente alla coppia di evitare di instaurare un procedimento del tutto nuovo una volta trascorso tale periodo.
Se la stessa possibilità di domanda congiunta fosse disponibile anche quando la separazione era consensuale, anziché giudiziale, è stata una questione realmente incerta per un certo periodo dopo la riforma. La norma scritta per i procedimenti congiunti non prevedeva espressamente, a differenza dell'art. 473-bis.49 per i casi giudiziali, che una domanda di divorzio potesse essere cumulata, e i tribunali si sono divisi sulla questione, alcuni ammettendo la domanda congiunta e altri respingendola. La Corte di Cassazione (n. 28727/2023) ha risolto il contrasto, affermando che i coniugi che presentano congiuntamente una domanda consensuale di separazione e divorzio possono farlo. Chi presenta la domanda quest'anno dovrebbe comunque verificare la prassi amministrativa attuale del proprio tribunale, poiché non tutti gli uffici giudiziari si sono adeguati alla stessa velocità.
Che cosa stabilisce il divorzio oltre allo scioglimento del vincolo
La sentenza di divorzio disciplina più aspetti dello scioglimento del vincolo. Può disporre che un coniuge versi all'altro un assegno divorzile, valutato secondo criteri giuridici diversi da quelli dell'assegno di mantenimento corrisposto durante la separazione, approfondito nella nostra pagina sull'assegno divorzile; definisce la questione del cognome, trattata di seguito; e può preservare l'accesso dell'ex coniuge alla copertura sanitaria tramite il regime dell'altro qualora ne sia privo, diritto che tuttavia cessa se l'ex coniuge si risposa.
Quanto al cognome, la moglie che ha aggiunto il cognome del marito al proprio durante il matrimonio lo perde di norma una volta pronunciato il divorzio. Il tribunale può autorizzarla a conservarlo quando ciò risponde a un interesse concreto suo o dei figli, e tale autorizzazione non è definitiva: può essere modificata in seguito, su richiesta di una delle parti, per gravi motivi.
Tre scenari
Una coppia separata consensualmente otto mesi fa, entrambi ora pronti a divorziare. Poiché la loro separazione era consensuale, il periodo di attesa richiesto dalla L. 55/2015 è di sei mesi dalla comparizione davanti al tribunale, termine già decorso. Possono quindi procedere ora con la domanda di divorzio, utilizzando una qualsiasi delle tre vie più adatta alla loro situazione.
Una coppia in un procedimento di separazione giudiziale che sa già di voler chiedere anche il divorzio. Ai sensi dell'art. 473-bis.49 c.p.c., il loro avvocato può includere la domanda di divorzio nello stesso ricorso di separazione. Tale domanda non verrà effettivamente esaminata finché la separazione non sarà pronunciata e non sarà decorso il termine di dodici mesi previsto per i casi giudiziali, ma la coppia evita di dover instaurare un procedimento del tutto separato una volta raggiunta quella data.
Una coppia che concorda su tutto e vuole presentare un ricorso congiunto di separazione e divorzio. In seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione del 2023, questa domanda congiunta è ora riconosciuta come ammissibile, mentre prima di quella pronuncia alcuni tribunali la rifiutavano. Resta comunque opportuno verificare la prassi amministrativa attuale del tribunale locale prima di affidarsi a questa via, poiché i vari uffici giudiziari si sono adeguati alla pronuncia con tempi diversi.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra separazione e divorzio?
La separazione sospende la convivenza della coppia e riorganizza gli aspetti economici mentre il vincolo matrimoniale permane; nessuno dei due coniugi può risposarsi. Il divorzio è un procedimento distinto e successivo che scioglie gli effetti civili del matrimonio, dopo il quale entrambe le parti sono libere di risposarsi.
Bisogna essere separati prima di poter divorziare?
Nella pratica sì, per quasi tutti i divorzi. L'art. 3 della L. 898/1970 elenca diversi presupposti, ma quello utilizzato nella grande maggioranza dei casi è che la coppia abbia già completato il periodo di separazione richiesto; gli altri presupposti, legati a specifiche condanne penali o circostanze analoghe, sono poco frequenti.
Quanto tempo bisogna attendere dopo la separazione prima di poter divorziare?
Ai sensi della L. 55/2015 (divorzio breve), l'attesa decorre dalla prima comparizione dei coniugi davanti al tribunale nel procedimento di separazione: dodici mesi se la separazione è stata giudiziale, oppure sei mesi se la separazione è stata consensuale.
Si può chiedere separazione e divorzio in un unico ricorso?
Dopo la riforma Cartabia, il coniuge in una separazione giudiziale può includere la domanda di divorzio nello stesso ricorso ai sensi dell'art. 473-bis.49 c.p.c., anche se viene esaminata solo dopo la pronuncia della separazione e il pieno decorso del periodo di attesa. Se la stessa domanda congiunta valesse anche per un procedimento consensuale è stato oggetto di contrasto tra i tribunali fino a quando la Corte di Cassazione (n. 28727/2023) lo ha confermato.
Si può divorziare senza andare in tribunale?
Sì, attraverso le stesse tre vie disponibili per la separazione: un ricorso giudiziale o consensuale al tribunale, la negoziazione assistita con un avvocato per ciascun coniuge, oppure, in assenza di figli minori, di figli maggiorenni portatori di handicap grave o comunque non autosufficienti, e senza trasferimenti di beni, una dichiarazione congiunta davanti all'Ufficiale di Stato Civile del Comune.
Il divorzio comporta automaticamente che un coniuge versi il mantenimento all'altro?
No. L'assegno divorzile viene riconosciuto solo quando il giudice accerta che il coniuge richiedente è privo di mezzi adeguati, valutando anche il contributo di ciascun coniuge alla famiglia e alla carriera o al patrimonio dell'altro, e la durata del matrimonio. Non è automatico, e la legge italiana non prevede alcuna formula o tabella per l'importo; per i criteri completi consulta la nostra pagina sull'assegno divorzile.
Che cosa succede al cognome di un coniuge dopo il divorzio?
La donna che ha aggiunto il cognome del marito al proprio al momento del matrimonio lo perde di norma con il divorzio. Il tribunale può autorizzarla a conservarlo quando ciò risponde a un interesse concreto suo o dei figli, e tale autorizzazione può essere successivamente revocata per gravi motivi su richiesta di una delle parti.
Fonti e riferimenti
- Legge 1 dicembre 1970, n. 898, art. 3 (Casi di scioglimento del matrimonio)(normattiva.it).gov
- Legge 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5 (Assegno post-matrimoniale, effetti del divorzio)(normattiva.it).gov
- Legge 6 maggio 2015, n. 55, art. 1 (Divorzio breve, riduzione dei termini)(normattiva.it).gov
- Decreto-Legge 12 settembre 2014, n. 132, art. 6 (Convenzione di negoziazione assistita)(normattiva.it).gov
- Decreto-Legge 12 settembre 2014, n. 132, art. 12 (Divorzio innanzi all'ufficiale dello stato civile)(normattiva.it).gov
- Decreto Legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 (Riforma Cartabia, art. 473-bis.49 c.p.c.)(normattiva.it).gov
- Corte di Cassazione, n. 28727/2023 (cumulo di domanda congiunta di separazione e divorzio)(cortedicassazione.it).gov
- Ministero della Giustizia, il divorzio(giustizia.it).gov