Diritto del lavoro in Italia

Il diritto del lavoro italiano separa due aspetti che un lettore anglofono tende a considerare come un'unica cosa: se un licenziamento era legittimo e quali somme sono dovute una volta che avviene. Entrambe le domande hanno risposte dettagliate e specifiche nella legge italiana, e non dipendono dalle stesse regole.
Questa pagina offre un orientamento su questo tema attraverso sei argomenti specifici che il sito tratta in modo approfondito: il licenziamento nelle sue diverse forme, le dimissioni, il preavviso, il TFR e la NASpI, e rimanda alla pagina dedicata a ciascuno di essi.
Informazioni verificate il 20 luglio 2026. Questa pagina fornisce informazioni legali di carattere generale e non costituisce una consulenza legale per una situazione individuale.
Il licenziamento: tre motivi, due regimi
La legge italiana non consente a un datore di lavoro di licenziare un dipendente per qualsiasi motivo. Un licenziamento deve rientrare in uno dei tre motivi riconosciuti: giusta causa, giustificato motivo soggettivo o giustificato motivo oggettivo, ciascuno con conseguenze diverse sul preavviso, e l'indennità disponibile se un licenziamento viene poi giudicato ingiustificato dipende in gran parte dalla data di assunzione del lavoratore: prima o dopo il 7 marzo 2015 fa scattare due regimi giuridici realmente diversi.
La nostra pagina sul licenziamento in Italia illustra l'intera struttura, comprese le fasce di indennità previste da ciascun regime e i termini perentori che un lavoratore deve rispettare per poter impugnare un licenziamento. Quando il motivo è il più grave, la giusta causa, deve prima svolgersi un procedimento disciplinare obbligatorio, e un errore in questo procedimento può rendere invalido un licenziamento altrimenti legittimo. Questo procedimento, e quale comportamento raggiunge effettivamente la soglia della giusta causa, sono trattati nella nostra pagina sul licenziamento per giusta causa.
Le dimissioni: una procedura online, non una lettera
Un lavoratore che vuole lasciare il proprio impiego non può semplicemente consegnare una lettera. Dal 2016, le dimissioni dalla maggior parte dei lavori nel settore privato sono efficaci solo se presentate tramite una procedura online obbligatoria del ministero, e una riforma del 2025 ha introdotto una nuova conseguenza per l'assenza ingiustificata, equiparandola in alcune circostanze a una dimissione che il lavoratore non ha mai effettivamente presentato. La nostra pagina su come dare le dimissioni da un lavoro in Italia tratta questa procedura, i tempi per ripensarci e le conseguenze sulla domanda di NASpI.
A prescindere dalla validità delle dimissioni, un lavoratore che si dimette deve generalmente al proprio datore di lavoro un periodo di preavviso, e la sua durata non è fissata da un unico numero valido a livello nazionale. Deriva dal CCNL applicabile al settore e al livello del lavoratore. La nostra pagina sui periodi di preavviso in caso di dimissioni spiega come trovare il valore reale e cosa succede economicamente se il preavviso non viene lavorato.
Il denaro: TFR e NASpI
Due pagamenti distinti sono rilevanti indipendentemente da come termina un rapporto di lavoro. Il TFR, il trattamento di fine rapporto, è una retribuzione differita che matura ogni anno di lavoro e viene versata ogni volta che il rapporto termina, per qualsiasi motivo, comprese le dimissioni. Non è una penalità per il licenziamento né un premio, e non ha un equivalente diretto negli Stati Uniti. La nostra pagina sul TFR in Italia illustra il calcolo con un esempio completo.
La NASpI, al contrario, è disponibile solo quando la perdita del lavoro è stata involontaria e sono soddisfatti specifici requisiti contributivi. Non è automatica, e una comune dimissione volontaria generalmente non dà diritto a riceverla. La nostra pagina sulla NASpI, l'indennità di disoccupazione italiana tratta i requisiti di accesso, la formula di calcolo e il termine per presentare la domanda.
Una nota strutturale sugli importi
L'indennità per un lavoratore licenziato ingiustamente in Italia è stabilita dal giudice entro una fascia prevista dalla legge, e non da una formula fissa legata agli anni di servizio, poiché la formula precedente è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2018. Nessuna delle sei pagine di questa sezione, inclusa questa, può indicare a un singolo lettore un importo garantito in euro per la propria situazione; ciascuna espone la regola e i criteri rispetto ai quali un caso specifico verrebbe valutato. Per l'intera gamma di contenuti sull'Italia presenti su questo sito, consulta l'hub dell'Italia.
Domande frequenti
Quali sono i motivi di licenziamento in Italia?
Tre: la giusta causa, un motivo grave che consente al datore di lavoro di licenziare senza preavviso, e il giustificato motivo soggettivo e oggettivo, entrambi con obbligo di preavviso. La nostra pagina sul licenziamento tratta l'intera struttura e le fasce di indennità applicabili se un licenziamento viene poi giudicato ingiustificato.
Ho comunque diritto al TFR se vengo licenziato per giusta causa in Italia?
Sì. Il TFR è dovuto in ogni caso di cessazione del rapporto, indipendentemente dal motivo, perché è una retribuzione differita già maturata durante il rapporto di lavoro, non un beneficio condizionato al modo in cui il rapporto è terminato.
Posso dare le dimissioni da un lavoro in Italia consegnando una lettera al datore di lavoro?
No. Le dimissioni dalla maggior parte dei lavori nel settore privato devono essere presentate tramite una procedura online obbligatoria del ministero. Una lettera o un'email al datore di lavoro, da sola, non ha alcun effetto legale.
Ho diritto all'indennità di disoccupazione se mi dimetto dal lavoro in Italia?
Generalmente no, poiché la NASpI richiede una perdita involontaria del lavoro. Le eccezioni riconosciute sono le dimissioni per giusta causa e la risoluzione consensuale raggiunta tramite una specifica procedura di conciliazione.
Quanto preavviso devo dare se mi dimetto da un lavoro in Italia?
Dipende dal contratto collettivo nazionale di lavoro, il CCNL, applicabile al tuo settore e livello. Non esiste una tabella unica nazionale; la nostra pagina sui periodi di preavviso spiega come trovare il valore che ti riguarda.
Fonti e riferimenti
- art. 2118 c.c., Recesso dal contratto a tempo indeterminato (Codice Civile, R.D. 16 marzo 1942, n. 262)(normattiva.it).gov
- art. 2119 c.c., Recesso per giusta causa (Codice Civile, R.D. 16 marzo 1942, n. 262)(normattiva.it).gov
- art. 2120 c.c., Disciplina del trattamento di fine rapporto (Codice Civile, R.D. 16 marzo 1942, n. 262)(normattiva.it).gov
- art. 3, L. 15 luglio 1966, n. 604, giustificato motivo soggettivo e oggettivo(normattiva.it).gov
- art. 3, D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23, licenziamento per giustificato motivo e giusta causa(normattiva.it).gov
- art. 26, D.Lgs. 151/2015, Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale(normattiva.it).gov
- INPS, Cos'e e come funziona la NASpI(inps.it).gov