Leggi sulla diffamazione in Italia: profili civili, penali e difese

In Italia la diffamazione è sia un reato sia un illecito civile. La diffamazione ai sensi dell'articolo 595 del Codice Penale può essere punita con la multa o la reclusione, con sanzioni più severe per la diffamazione a mezzo stampa, mentre la vittima può anche agire per il risarcimento del danno come illecito civile ai sensi dell'articolo 2043 del Codice Civile.
Che cosa costituisce diffamazione in Italia
Il diritto italiano definisce la diffamazione penale come diffamazione. L'articolo 595 del Codice Penale punisce chiunque, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione quando la persona offesa non è presente. Ciò la distingue dall'ingiuria (l'offesa arrecata a una persona presente), depenalizzata nel 2016 e ora rilevante solo come illecito civile. Il danno deve riguardare la reputazione e deve essere comunicato a più persone, per cui un messaggio privato tra due sole persone generalmente non integra la fattispecie. L'Italia riconosce inoltre la diffamazione come illecito civile: ai sensi dell'articolo 2043 del Codice Civile, qualsiasi fatto doloso o colposo che cagiona un danno ingiusto obbliga l'autore al risarcimento, e l'articolo 2059 disciplina il risarcimento del danno non patrimoniale (morale) per la lesione di diritti della persona come la reputazione. Chi si ritiene leso può percorrere la via penale, la via civile, oppure costituirsi parte civile nel processo penale.
La responsabilità civile ai sensi del Codice Civile
Molte controversie in materia di diffamazione in Italia si risolvono attraverso il risarcimento del danno in sede civile. La base giuridica è la regola generale sulla responsabilità extracontrattuale prevista dall'articolo 2043 del Codice Civile, in base alla quale chi arreca un danno ingiusto a un interesse tutelato altrui, in questo caso la reputazione, è tenuto al risarcimento. L'articolo 2059 consente il risarcimento del danno non patrimoniale, elemento centrale nei casi di lesione della reputazione, poiché il pregiudizio è spesso morale più che meramente economico. I tribunali valutano sia il danno patrimoniale (perdita economica, come mancati guadagni o danni all'attività) sia il danno non patrimoniale (danno morale e alla reputazione). La persona lesa può agire con un'azione civile autonoma oppure costituirsi come parte civile nell'ambito del procedimento penale per chiedere il risarcimento all'imputato. Non esiste un tetto massimo fissato dalla legge per il risarcimento, e gli importi sono determinati dal giudice in base alla gravità e alla diffusione della diffamazione.

Diffamazione penale e sanzioni
L'articolo 595 stabilisce sanzioni graduate. La diffamazione semplice è punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, il massimo sale alla reclusione fino a due anni o alla multa fino a 2.065 euro. Quando la diffamazione è commessa a mezzo della stampa o con un altro mezzo di pubblicità, l'articolo 595, terzo comma, prevede la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro. La precedente legge sulla stampa (articolo 13 della Legge 47/1948) imponeva la reclusione obbligatoria per la diffamazione a mezzo stampa che attribuisce un fatto determinato, ma la Corte Costituzionale ha modificato questo assetto nel 2021.
| Forma di diffamazione (art. 595) | Sanzione |
|---|---|
| Semplice | Reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1.032 euro |
| Attribuzione di un fatto determinato | Reclusione fino a 2 anni o multa fino a 2.065 euro |
| A mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità (art. 595, terzo comma) | Reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 euro |
Attenzione: con la sentenza n. 150/2021, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la reclusione obbligatoria per la diffamazione aggravata a mezzo stampa ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione (libertà di stampa), ma ha lasciato in vigore l'articolo 595, terzo comma, per cui un giudice può ancora disporre la reclusione nei casi di eccezionale gravità, come le campagne mirate di disinformazione.
Le difese disponibili
Le principali difese sono di natura giornalistica e trovano fondamento nei diritti costituzionali di libertà di espressione. Il diritto di cronaca tutela la pubblicazione di fatti veri, di genuino interesse pubblico e riportati in modo misurato e civile. Il diritto di critica tutela le opinioni e i giudizi di valore, anche severi, purché fondati su una base fattuale vera, riguardino una questione di interesse pubblico e non degenerino in un attacco personale gratuito. I tribunali italiani hanno generalmente sintetizzato queste difese in tre condizioni: verità (o accurata verifica), interesse pubblico e continenza. La verità opera inoltre come scriminante rispetto al reato in situazioni limitate previste dal Codice Penale (la cosiddetta exceptio veritatis), ad esempio quando la persona offesa è un pubblico ufficiale e il fatto riguarda le sue funzioni, oppure quando un giudice o un organo disciplinare si è già pronunciato al riguardo.
Rimedi e risarcimento
Un ricorrente che vince la causa civile può ottenere sia il risarcimento del danno patrimoniale sia di quello morale, e il giudice può ordinare la pubblicazione riparatoria della sentenza. Nei procedimenti penali, la condanna può comportare le sanzioni pecuniarie o detentive sopra indicate, insieme a un ordine di risarcimento nei confronti della parte civile costituitasi nel processo. I tribunali italiani hanno generalmente riconosciuto importi più elevati quando la diffamazione ha raggiunto un pubblico ampio, ha colpito un privato cittadino, oppure è proseguita dopo che la falsità del fatto era nota. I critici, inclusi gli osservatori della libertà di stampa e il Consiglio d'Europa, hanno segnalato l'assenza di un tetto legale al risarcimento e l'uso di richieste di danni molto elevate per esercitare pressione sui giornalisti. Un giudice può inoltre ordinare la rimozione o la rettifica di contenuti diffamatori pubblicati online.

Termine di prescrizione
I termini variano a seconda della via scelta. Per il reato, la persona offesa deve generalmente presentare querela entro tre mesi dalla conoscenza del fatto diffamatorio; il mancato rispetto di questo termine di norma impedisce l'azione penale, poiché la diffamazione è procedibile solo a querela. Per l'azione civile in sede di responsabilità extracontrattuale, il termine di prescrizione previsto dal Codice Civile è di cinque anni, interrompibile con una formale messa in mora. Poiché i termini sono brevi e differiscono tra la via penale e quella civile, chiunque intenda agire dovrebbe rivolgersi tempestivamente a un avvocato italiano.
La diffamazione online in Italia
I contenuti diffamatori pubblicati su siti web, social media, blog e sistemi di messaggistica che raggiungono più persone rientrano pienamente nell'articolo 595, e i tribunali italiani hanno considerato internet come un mezzo di pubblicità, il che può far scattare le sanzioni aggravate dell'articolo 595, terzo comma. L'autore del contenuto diffamatorio è il principale responsabile. La responsabilità delle piattaforme di hosting è disciplinata dalle norme dell'UE, incluso il quadro normativo sull'e-Commerce e il Digital Services Act, che generalmente tutelano gli intermediari che agiscono tempestivamente per rimuovere contenuti illeciti una volta debitamente notificati. Le vittime possono chiedere in tribunale la rimozione, la rettifica e l'identificazione degli autori anonimi, e un'azione civile per danni o una querela penale possono procedere in parallelo.
Come agire per diffamazione in Italia
La via penale inizia con la presentazione di una querela presso un ufficio di polizia o la procura della Repubblica entro il termine di tre mesi; il pubblico ministero decide quindi se procedere, e la vittima può costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento. La via civile prevede la presentazione di una domanda di risarcimento presso il tribunale civile ordinario ai sensi degli articoli 2043 e 2059 del Codice Civile, dove l'onere di provare la dichiarazione diffamatoria, la colpa e il danno grava sull'attore. Data la brevità del termine penale, la scelta della via da percorrere e l'evoluzione della riforma della normativa italiana sulla diffamazione, chiunque sia coinvolto dovrebbe consultare un avvocato italiano qualificato prima di agire.

Frequently Asked Questions
La diffamazione è un reato in Italia?
Sì. La diffamazione è un reato ai sensi dell'articolo 595 del Codice Penale italiano, punibile con la multa o la reclusione, con sanzioni più severe per la diffamazione a mezzo stampa. È inoltre un illecito civile, per cui la vittima può agire per il risarcimento del danno ai sensi degli articoli 2043 e 2059 del Codice Civile.
Si può andare in prigione per diffamazione in Italia?
È possibile. L'articolo 595 prevede la reclusione fino a un anno per la diffamazione semplice e da sei mesi a tre anni per la diffamazione a mezzo stampa. Con la sentenza n. 150/2021 la Corte Costituzionale ha eliminato la reclusione obbligatoria per la diffamazione aggravata a mezzo stampa, ma l'ha mantenuta disponibile per i casi di eccezionale gravità.
Per quale importo si può agire per diffamazione in Italia?
Non esiste un tetto fissato dalla legge. Ai sensi degli articoli 2043 e 2059 del Codice Civile, i tribunali riconoscono il danno patrimoniale (come il mancato reddito) e il danno non patrimoniale (morale), valutati in base alla gravità del danno e alla diffusione della dichiarazione. I risarcimenti più elevati tendono a seguire le diffamazioni ampiamente diffuse.
Che cos'è il diritto di cronaca?
Il diritto di cronaca è il diritto di riferire notizie. Tutela una pubblicazione quando i fatti sono veri, la questione è di genuino interesse pubblico e il resoconto è misurato. Una difesa correlata, il diritto di critica, tutela le opinioni fondate su fatti veri. Entrambe richiedono verità, interesse pubblico e continenza.
Qual è il termine per un'azione di diffamazione in Italia?
Una querela penale deve generalmente essere presentata entro tre mesi dalla conoscenza della diffamazione. Un'azione civile per il risarcimento del danno ai sensi del Codice Civile è soggetta a un termine di prescrizione di cinque anni. I termini sono diversi, quindi è importante rivolgersi tempestivamente a un legale.
La verità è una difesa alla diffamazione in Italia?
In larga misura sì, tramite il diritto di cronaca, che tutela le dichiarazioni vere su questioni di interesse pubblico riportate con continenza. La verità (exceptio veritatis) è inoltre una difesa al reato in casi limitati, come i fatti relativi alle funzioni di un pubblico ufficiale.
Come viene trattata la diffamazione online in Italia?
I contenuti diffamatori pubblicati online e diretti a più persone rientrano nell'articolo 595, e i tribunali hanno considerato internet come un mezzo di pubblicità in grado di far scattare la sanzione aggravata. L'autore è il principale responsabile, la responsabilità delle piattaforme segue le norme dell'UE incluso il Digital Services Act, e le vittime possono chiedere la rimozione dei contenuti e il risarcimento del danno.
Sources and References
- Corte Costituzionale italiana, sentenza n. 150 del 2021 (reclusione obbligatoria per diffamazione a mezzo stampa)(cortecostituzionale.it).gov
- Corte Costituzionale italiana, relazione annuale 2021(cortecostituzionale.it).gov
- ARTICLE 19, Italia: le leggi sulla diffamazione devono essere riformate (analisi della sentenza 150/2021)(article19.org)
- Federazione Europea dei Giornalisti, Italia: la legge sulla diffamazione deve essere riformata(europeanjournalists.org)
- Articolo 595 del Codice Penale, Diffamazione (testo e commento)(brocardi.it)